Scusi, Marchesa, è una tuta?
Di MiÅ¡a Capnist • 22 Feb 2008 • Categoria: Curiosità • 18 Commenti(Morte di notte di un gentiluomo: che dire, che fare, che indossare)
La prima volta che Mademoiselle Lecomte (signorina Il-conte) mi ha telefonato, le ho risposto che io ero principe e che quindi vincevo io. Poi in realtà ha vinto lei perché mi ha fatto causa per una perdita d’acqua che dalla mia doccia finiva dritta dritta sul suo contatore della luce, e io non mi sono più sentito tanto spiritoso.
Poi è stata la volta di Madame Naïto, di Monsieur Le Duc (che ha ricevuto la stessa spassosa risposta di Mademoiselle Lecomte, ma che all’occasione mi costò invece una ruota della bicicletta bucata e i fili del freno legati al sellino), Mademoiselle Blanquin, le Docteur Falconnet…
Noto che la gran parte delle persone, a Parigi, ha la tendenza a presentarsi con i propri titoli accademici o anteponendo al proprio nome uno stato maritale, cosa che a me sembra un’affettazione inutile, ciò che tradisce una educazione evidentemente sbagliata.
Non sta a noi presentarci con i nostri attributi sociali: sta agli altri – e di qui l’etimologia – attribuirceli. Dubito che un Rothschild - se si eccettua Nadine, che Rothschild non nasce – si presentino né come “les barons de …â€, né come i multimilionari di fama mondiale che sono, quando telefonano a qualcuno. Tutti li conoscono, nessuno dubita della loro identità . E se qualcuno ignorasse la loro famiglia, tanto meglio: una persona celebre gode del proprio anonimato. E allora perché proprio la Madame Naïto, o il Docteur Falconnet di turno ci tengono tanto a farmi sapere che sono dei signori o dei laureati? Chi mette in dubbio il loro stato?
Penso che la risposta tragga le sue origini dalla rivoluzione francese prima, e dalla caduta dell’ultimo impero poi. I concetti di libertà , fratellanza e uguaglianza su cui si fonda la Repubblica Francese sono delle bellissime parole. Ma di concettuale c’è tanto poco. Il popolo francese ha sempre sofferto la fame e le umiliazioni inflittegli da Parigi e dalle poche, pochissime città ricche della Francia.

I Parigini, si può immaginare, sono assai pochi e la gran parte degli abitanti odierni della Città dell’Amore sono dei provinciales, ancora visti e comportantesi come ai tempi di Luigi XIV. I loro visi rubicondi, le mani grosse, tozze e screpolate, l’eccessiva cura che mettono nel vestire, il trucco démodé, i capelli pettinati con la centrifuga, le sopracciglia sottilissime, i profumi arroganti e a buon mercato, le scarpe quadrate li fanno riconoscere a un miglio di distanza. Lo sguardo vago, sperso, mai fisso negli occhi delle persone, l’imbarazzo in metropolitana, la voce bassa, il capo chino, i piccoli accessi di tosse quando devono parlare, le risate sguaiate fra loro, ma la bocca coperta dalla mano quando si rivolgono a te, la paura che caratterizza questi individui rispecchia il loro sentimento di inadeguatezza nei confronti di coloro che vivono nella Capitale. Che poi è lo stesso che animava i loro trisnonni. Dopo generazioni e generazioni di persone avvilite dalla povertà , dall’ingratitudine e dalle malattie, finalmente i nuovi rampolli iniziano ad avere una laurea, mandano i loro figli alle scuole private, vivono nel confort, hanno l’automobile e la bambinaia per accudire i figli finché loro sono al lavoro. Sono diventati dei Signori. E ci tengono a dirlo.
È giunto il loro momento, e ne sono fieri. È quello a cui aspiravano, da secoli sotto il giogo del Tiranno. Si sentono riscattati.
Sia pure.
Molte di queste autoproclamantesi signore sono quelle che vorrebbero apparire come le gran dame dei loro mal-educati sogni infantili: ingioiellate per andare a prendere i figli a scuola, a messa o per fare la spesa, sfoderano i soprabiti più lussuosi che hanno, visto che questi sono gli avvenimenti più mondani che il loro carnet possa proporre. Perché notiamo che questo tipo di persona, le rare volte che riesce ad accedere ad un salotto a cui aspira da anni, non fa altro che aggiungere un po’ d’oro e un po’ di lacca al suo abbigliamento quotidiano.
Questi “signori†snobbano chi non appare ai loro occhi come tale. A degli occhi mal-educati, la sobrietà appare come negligenza, la distinzione come affettazione, l’eleganza come polverose buone maniere. Ed è così che una portinaia portoghese si vede snobbata dalla moglie del macellaio, la quale viene ignorata dalla figlia del barista, che non è considerata dalla segretaria del dottore, che è evitata dalla moglie del dottore, che agogna al salotto della sorella dell’avvocato, che sospira un tè con la contessa, la quale non tiene alla larga nessuno, non si veste in abito da cocktail alle dieci del mattino, non si fona i capelli a mille, il diadema lo usa assai di rado, e spesso viene sottovalutata proprio dalla portinaia portoghese.
Chi è un Signore? Come si distingue un signore da un Non-Signore?
Mia nonna rispose una volta a questa domanda infantile con un generico: una signora non si pitta le unghie. Ora, lungi da me la caccia alle unghie pittate, ma il senso della replica è: un signore non appare. Un signore passa inosservato agli occhi dei più: un signore è un’entità scomponibile e ricreabile nella sua quasi totalità . Gli elementi che compongono la distinta eleganza sono molteplici, e partono dal fisico prestante, passando per l’abbigliamento, il profumo, il modo di incedere, il portamento, la retorica, i sentimenti, i pensieri, lo sguardo sull’altro…anche se la signorilità è un po’ come la fede (si ha o non si ha), offrirne una buona imitazione è comunque possibile.
Quello che mi propongo in questa rubrica è di scomporre la signorilità , analizzarla, studiarla e ricomporla: proporne una teoria, giocando al piccolo chimico della sociologia moderna e vedere se, applicando i miei principi, la mia Fair Lady/Frankinstein arriverà .
MiÅ¡a Capnist Rarissimo esemplare di mésaillance fra Paris Hilton e Buddha, fra la monaca di Monza e Bonifacio VIII, fra Nilla Pizzi e Rodolfo Valentino, ancora confondendo Joan Crawford e Dio, questo militante quasi ventenne del Tamarindo, spinto dalla peculiare leggiadra schizofrenia e dal suo florido intelletto, vive a Parigi dal 2005, dopo essere stato imprenditore, dopo essere passato dalle pubbliche relazioni di L’Oréal, bazzicato pizzerie italiane in qualità di valet de salle (cameriere), approda in ottobre in accademia teatrale, insegna le buone maniere e crea gioielli post-atomici piegando ferro e sbriciolando specchi al suono del sordiano “Lavoratori…PRRRRRR!â€. Profondamente diviso fra l’ideale di una vita volgarmente appariscente e un sereno eremitismo, il Capnist studia l’umane genti con attenzione meticolosa, alla ricerca dell’art de vivre. Evidente la spiritosa mancanza d’altruismo.
Lavora in questo momento all’embrione di una nuova lotta sociale, che chiama temporaneamente “la rivolta delle coroneâ€, vera e legittima rivoluzione democratica svolta alla destituzione del popolo in favore dell’antica aristocrazia (facciamo un po’ per uno – si giustifica).
Di formazione accademica, legato ad un passato immerso nelle comodità , questo periodo parigino lo ha confinato in un mondo di bohème da cui trova difficile staccarsi. Il suo studio “in un quartiere popolare situato in piena Parigi†– dice lui – “mi aiuta a ritrovare quell’ispirazione e quella sensibilità che avevo soffocato con velluti e pellicce†(velluti e pellicce di cui nonostante tutto non è ancora parsimonioso – ndr). Cita Modigliani nel suo atelier in rive gauche, infarcendo le sue parole di intarsi Yves Saint Laurent.
Quando si dice fare di necessità virtù…
Appassionato di moda, coraggioso e audace, insolente e lussuoso, pigramente febbrile, edonista all’eccesso, questo caotico cesellatore della mente ha un solo progetto: dare la sua voce al mondo.
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Caro MiÅ¡a, complimenti per il tuo articolo brillante e divertente o meglio, come direbbe un Inglese senza troppi giri di parole, “witty”.
Ti vorrei chiedere un parere sull’articolo della Sotis pubblicato oggi sul Corriere Magazine intitolato “La crème della crème si è globalizzata - complice la tv, non esiste più il bel mondo di aristocratici ed artisti che vivevano fra loro e per loro”. Devo ammettere a malincuore di essere abbastanza d’accordo. Dove sono finiti i salotti culturali, le riunioni nei caffé per parlare di arte, letteratura e politica, le notti parigine descritte da Hemingway nel suo Fiesta, nelle quali si incontravano, quasi senza volerlo, l’intellettuale ebreo, l’affascinante lady inglese, il duca greco, il giornalista americano e il principe russo? Ma a ben pensarci, MiÅ¡a, quest’ultimo sei tu, io posso mettermi senza sforzo a parlare francese con l’accento yankee, e ci mancano solo gli altri tre!
…e fu così che venne assegnato lo Snobbino d’oro 2008… (scherzo, lo sai, m.l.c., ma a volte siete passoni, questo lo sai anche tu!)
L’articolo è scritto molto bene. Ottima la scelta delle parole, nell’esprimere il proprio pensiero. Sono completamente d’accordo sull’argomento signori si nasce, non si diventa…. La signorilità è innata, non s’impara in nessuna scuola.
analisi acuta e dettagliata…mi complimento per la capacità minuziosa di osservazione e per il raffinato sense of humor.
Ciao Misa, ottimo articolo veramente brillante e piacevole tuttavia un piccolo spunto di riflessione: dov’è finita la signorilità d’animo che riguarda la sostanza e non l’apparenza? Ho l’impressione che la vera signorilità sia un quid che ha poco a vedere sia con l’estrazione sociale che con il benessere economico, è più un fatto di cuore non ti pare? E la cosa bella è che questa forma di eleganza interiore la puoi trovare ovunque inaspettatamente…
Che spiraglio, che energia!
Viene da fuori, si, non c’è dubbio. Solo oltralpe ormai (ahivoi!) vi è spazio per tanti ricami. Che sia colpa degli occhiali di Sarkozy?
Io mi chiedo oggi se criteri sociali sopravvivano in Italia… vivrò forse sulle nuvole ma sembra che Atlante regga davvero un pianeta leggero e che ha realmente cominciato a puzzare! Un processo già scorto nell’Ottocento dal padre nostro Giacomo…
Mi guardo attorno e i miei occhi, perdonateli (!), vedono che tutto è saturo.. io ricaccio dentro qualcosa, ci provo, ma subito mi rimbalza schiaffeggiandomi in piena faccia.
In Italia oggi non c’è più bisogno di porsi di questi problemi, aumenta la povertà , la natalità e si assottigliano le classi sociali, insomma Costantino, o chi per esso, comincia ad arrossire! Berlusconi toglie la cravatta per il collo alto (da sempre radical chic) e cambia titolo al suo partito rivolgendosi al popolo. Io credo che la resa per quei signori che tu tanto abilmente descrivi è arrivata in Italia.
Solo nelle città di provincia, con i giornali di provincia, con l’arroganza bigotta sibilla ancora qualche voce. Ma se vogliamo esser contemporanei, secolari, non è affar nostro, Madame Bovary fa i vermi e il figliuol (/signor?) prodigo è nella strada di casa e già accenna perdono.
Il signore del XXI secolo è semplicemente l’uomo profondamente colto.
Chi è un Signore? Come si distingue un signore da un Non-Signore? Per me…Dal cuore e dall’anima…sono la personalità e l’essenza di ciascuno di noi che ci permettono di essere giudicati “signorili”…Per me sono le nostre azioni che ci distinguono, le scelte che facciamo ogni giorno, ogni momento…la semplicità e la naturalezza nell’ esserlo implica la trasparenza…ed ecco che appare Il Signore…Caro MiÅ¡a Capnist, vorrei ringraziarti per questo spunto che mi hai dato, per questo interrogativo che ho rivolto anche a me stessa:mi sento “Signora” ?…. mi sento una Principessa!(Modestia a parte!!!)
Daaarling,You are so politically incorrect! I like your style. Looking forward to more outrageous content. Love, your favourite Maître Sarah …
BEH…CHE DIRE, POTEVI ANCHE NON FIRMARLO L’ARTICOLO…SEI FANTASTICO COME SEMPRE!!!! MA CHE NE DICI DI INSERIRE NEI PROSSIMI ANCHE QUALCOSA DI PIU’ PICCANTE, DI PIU’ ATTUALE COME MADAME SARKOZY BRUNI”’…..TI ADORO MISHA!!! CONTINUA COSI’….
Narrazione superba, seppur romantica, di un tema dimenticato ed ormai anacronistico. Temo tuttavia che non ci si possa permettere di criticare troppo i cugini francesi per questo eccesso di tracotanza e mera apparenza, quando a noi tocca invece un fenomeno analogo ad opera dei signori della concia, di sconosciuti politici locali e dei nuovi equites dell’operosa borghesia veneta. Ad inizio febbraio ho avuto il piacere di scambiare due rapidissime battute con il prof. Giacconi della Johns Hopkins Uinversity di Baltimora ed universalmente noto per aver ricevuto il premio Nobel per la fisica nel 2002. Dopo essermi avvicinato, mi presentai senza dar troppo peso alla mia misera laurea e lo chiamai direttamente “professore”. Era quasi oltraggioso - pensai - chiamare cotanto scienziato solo col titolo di professore, quando viceversa devi chiamare un ambasciatore “Sua Eccellenza” o il preside della tua facoltà “chiarissimo professore”. Temevo di aver fatto una figuraccia a dirla tutta. Lui mi rispose in tono pacatissimo: “Solo Riccardo”. Per onor di cronaca, non mi riuscì proprio - in quei 30 secondi di conversazione - a dare del tu ad un premio Nobel, ma posso tranquillamente affermare che questa sua dimostrazione di semplicità mi abbia lasciato uno splendido ricordo della persona, prima ancora che dell’accademico o dello scienziato.
Scopro che anche i Parigini sono provinciali come i V..
Evviva!
Mi sei piaciuto.
Ma chi è allora il signore? MiÅ¡a, mi riserverò di chiederlo a tua nonna alla prima occasione. Nulla togliendo alla tua disamina, il consiglio dell’anziana Signora potrebbe potrebbe rivelarsi disarmante per tutti noi che di tanto in tanto.. aneliamo.
Witty, sharp: lovely.
Pungente e chiaro, proprio come sai sempre scrivere ed essere tu. Tutto il mondo è paese, o no? evviva!
Caro Miša,quanti ricordi leggendo questo articolo perfetto nel tono e vivace nei contenuti. Come sempre, sentendoti, mi si schiude un mondo di nostalgia.
Qualcuno ha letto l’Eleganza del Riccio di Muriel Barbery? immagino di sì… Il riccio è un vero signore, tutto il resto è noia e piaggeria.
radiografia perfetta. Ma se per strada o al supermercato lo sprezzo tra scimmie, è insopportabilmente sopportabile, è più che imbarazzante nel lavoro. Esempio? Chi non ha titoli di studio, superata la 3 media, se ne inventa uno ad hoc, del tipo periti esperti in …qualcosa (pavimenti,alimenti, etc.).
Pensavo di essere feroce, ma non ti avevo mai letto prima; sei molto più feroce di me, ma non sconfini nello sgradevole. complimenti Miša, musica per me.
F.B.
Ottimo articolo, politically incorrect, ma ben fatto e largamente condivisibile. Complimenti.