Lo sanno tutti in Italia, ma solo chi abita a Roma può rendersene pienamente conto: la politica italiana è un sistema pressoché infallibile per far soldi ed aver potere. L’interesse del cittadini, quello viene dopo. Una vergogna, ma perché le cose non cambiano? Anche su questo punto, vivere a Roma aiuta parecchio: mentre la maggior parte degli Italiani si lamenta ma, fondamentalmente, preferisce badare al suo orticello di volteriana memoria, una parte della gioventù italiana permette al sistema di continuare ad esistere, rinunciando senza troppa difficoltà alla libertà di pensiero per seguire, come una falena, i lumini di una via facile e piena di privilegi .

Per chi si chiede di chi sto parlando, il mio invito è quello di fare un giro alla Luiss di Roma, l’università che frequento, e ascoltare i discorsi di quella parte di studenti che si vanta, purtroppo non a torto, di essere la futura classe dirigente italiana. I discorsi assumono spesso toni tragicomici, quando quei giovani ricchi - o, meglio, poverissimi stando alla dichiarazione dei redditi dei loro genitori, cosa di cui vanno fieri - iniziano a tessere le lodi degli elementi peggiori della politica italiana, prendendo a modello essenzialmente i politici più furbi, più scaltri e più disposti a utilizzare la politica a scopi personali.

Non si tratta purtroppo di un problema limitato ad una parte dei miei colleghi di università: il briccone politico alla maggioranza degli Italiani in fondo piace. Perché sono tutti pronti a biasimare il politico che ruba troppo - vedi Craxi - ma farlo “un po’”, magari con discrezione, in fondo per l’Italiano è dimostrazione che non è del tutto un cretino. E non lo è affatto quando gli offre una fetta della sua torta (rubata).

Un sistema con fondamenta solide quanto quelle dei monumenti romani, e destinato probabilmente a durare ancora parecchio, ovvero fino a quando gli Italiani non si alzeranno in piedi per dire che ne hanno abbastanza. Eppure un metodo per porre fine almeno agli aspetti più evidenti dello svilimento della politica italiana ci sarebbe. E non è certo una idea nuova, visto che rimonta alla polis di Atene: dare ai politici e ai vari funzionari pubblici un salario molto più basso, al massimo in linea con quello medio italiano. Poi, ovviamente, tutte le spese pagate, dall’appartamento all’auto, perché è giusto che chi esercita questo lavoro così nobile lo possa fare al meglio. E che non lo faccia per il proprio portafoglio.

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Riporto qui il commento di Roberto Giannella, mio caro amico e collega di università: parole che dimostrano che anche alla Luiss ci sono studenti ‘ostinati’ a usare la propria testa. Le conclusioni che Roberto trae dal paragone tra Italia ed altri Paesi europei sono molto amare, ma le reputo in gran parte condivisibili, ad eccezione forse della citazione finale: cerco ostinatamente di restare ottimista almeno su questo punto.
Il tuo articolo, caro Lorenzo, coglie il problema principale del nostro Paese, ovvero la sua classe dirigente.
Voglio essere chiaro su questo punto.
Ogni Paese ha la classe dirigente che si merita: i nostri rappresentanti in Parlamento altro non sono che lo specchio della società di cui tutti noi facciamo parte: ci sono persone oneste (poche), persone che si prodigano per servire la Nazione, (pochissime), persone che pensano ai loro affari (molte), persone che “rubano”, nel senso più lato del termine (moltissime).
Tra meno di un mese andremo a votare. I protagonisti di questa ormai infuocata campagna elettorale sono da una parte l’ex sindaco di Roma, alla guida del Partito Democratico, dopo aver lasciato il Campidoglio, e dall’altra l’ex Premier Berlusconi, alla guida del Partito della Libertà.
Il primo è in politica da oltre trent’anni ed ha amministrato Roma per gli ultimi sette.
Non do giudizi sul suo operato di sindaco: vi invito a venire a Roma a vedere di persona in che stato versano le strade della Capitale, come sono organizzati e gestiti la viabilità ed il traffico e qual è il livello di degrado del centro e delle periferie. Dopodichè sono certo che la mia opinione sarà uguale alla vostra.
Sul secondo c’è poco da dire: è in politica da 14 anni. La XIV Legislatura è stata contraddistinta da provvedimenti ad personam, per favorire il premier stesso e molti dei suoi amici. Chi ha il coraggio (e la faccia tosta) di negare l’evidenza, si guardi allo specchio e si vergogni. Perchè questo pensano - a ragione - gli Italiani che sono all’estero di chi mandiamo al governo ed in Parlamento.

Sfortunatamente, tra i tanti difetti degli Italiani, c’è quello di accontentarsi inesorabilmente all’ineluttabile, come a dire - “questa è la classe politica cha abbiamo; dunque questa ci teniamo”.
Io contesto proprio questo. Io credo sia fondamentale sapere non solo ciò che i nostri politici hanno in testa ma anche quel che hanno in tasca, come diceva Corrado Alvaro.
Penso di non rimanere in Italia per il resto della mia vita; a malincuore perchè amo questo Paese.
Eppure, non accetto che ciò che all’estero viene considerato normale, in Italia sia ragione di lotte fratricide, tra fascisti e comunisti (Ancora! Dopo 60 anni!), o peggio ancora - tra guelfi e ghibellini (leggasi, cattolici e laici) o sia pretesto per gettar fango sul quello che dovrebbe essere un avversario da contrastare ed invece diventa un nemico da eliminare.

Io mi chiedo perchè la Svezia e la Norvegia - ad esempio - che sono due paesi europei - come l’Italia - hanno il diritto di avere una classe dirigente seria ed affidabile, e noi no? Perchè, ad esempio, la sanità, l’istruzione, la viabilità nei paesi scandinavi sono gestite nel più efficiente dei modi e vengono garantiti servizi impeccabili ai cittadini - e da noi no?
Potrei continuare, ma penso sia sufficiente per dire che non è un problema di popolazione. Certo, Svezia e Norvegia assieme arrivano a stento a 13 milioni di abitanti, noi siamo quasi 60 milioni.
Certo, loro pagano quasi il 50% di tasse per un
efficient welfare state, ma anche in Italia la pressione fiscale non è molto più bassa. (Si attesta oggi attorno al 44%)
No. Non è questo il punto.
La verità è che in altri paesi c’è senso dello stato, in Italia no; c’è il senso della legalità, in Italia, ormai si è perso; c’è il senso di appartenenza ad una Nazione, mentre in Italia molti non sanno nemmeno l’Inno di Mameli (e non mi riferisco solo ai calciatori); c’è il senso delle istituzioni, che in Italia risulta fra i “non pervenuti”. C’è il senso della trasparenza, che in Italia non si sa nemmeno cosa sia.

Ahimè, non si risolvono i problemi se prima non si cambia la mentalità di chi quei problemi li ha. (Si pensi alla Tav o all’annosa questione dei rifiuti in Campania)
Ahimè, non è qualunquismo o antipolitica, è un’amara costatazione: in Italia, si pensa a protestare e a lamentarsi. Intanto anche Spagna e Grecia crescono.

Concluderei dicendo che capisco - a malincuore - perchè Giolitti già molti anni fa ebbe a dire: “Governare gli Italiani non è impossibile, è inutile.”