Ci sono luoghi che ci affascinano per la loro architettura, altri che ci catturano per le loro bellezze naturali, altri ancora per il calore della gente che vi abita, i costumi, i sapori e le tradizioni. A volte ci capita di sognare vacanze in luoghi remoti alla ricerca di emozioni che provengono da storie e leggende millenarie: ebbene credo di aver trovato un luogo che contenga queste qualità tutte insieme.

Mi è capitato di viaggiare molto e di scoprire civiltà molto diverse tra loro, ma vorrei qui raccontarvi di una Città che ho avuto la fortuna di conoscere e che mi è stato poi impossibile non amare, anche perché in essa si ritrova tutto quello che in genere si cerca quando si viaggia: una storia millenaria, una quantità infinita di opere d’arte, paesaggi meravigliosi che mettono con le loro bellezze in pace l’anima nello stesso istante in cui ritemprano il corpo, “pau si lipon” ( che scioglie ogni affanno ) per dirla alla greca; una natura rigogliosa e generosa di frutti di ogni tipo e tante tante altre piccole meraviglie che affascinano e seducono rendendo il popolo che ci vive aperto e generoso e quindi simpatico; un luogo dove, come in tanti altri, non mancano le insidie, ma la bellezza di quel popolo e dell’ambiente circostante è tanto più sovrastante da riuscire a far tollerare ogni amarezza.

Uno squarcio di una fontana nel Parco Reale della Reggia di Caserta

In questa meravigliosa Città fino a una generazione fa, al tempo dei nostri nonni per intenderci, c’era Regno con un Suo Re e una Sua bellissima Regina (sorella dell’Imperatrice Sissi) ai quali il popolo era fedelissimo e questo Amore era assolutamente reciproco, tale da identificarsi in una sintesi perfetta tra governati e governanti. Questo convergere di intenti e di sentimenti verso un “idem sentire” fu il terreno ideale sul quale, in quel Regno, fiorirono esempi di architettura, di tecnologie, di industrie e di attenzioni rivolte alla solidarietà sociale: ognuno di essi registrò primati assoluti ed indiscussi ancora oggi e nel mondo intero - basti ricordare la prima nave a vapore del mediterraneo e la prima linea ferroviaria d’Italia. In un’epoca in cui iniziavano ad affermarsi le industrie tessili in Inghilterra, questa meravigliosa Città - già prima che in altri Paesi - vedeva scorrere l’acqua corrente e svilupparsi le famose industrie di San Leucio, che arricchivano con prodotti di elevatissimo pregio i Palazzi Reali e le più importanti residenze aristocratiche d’Europa e del mondo, e l’elenco dei primati potrebbe continuare ancora a lungo.

Reggia di Caserta – Facciata esterna della residenza Reale più Maestosa d’Europa, voluta da S.M. Carlo III di Borbone Re di Napoli e due Sicilie

A questo scenario di progresso tecnologico che dava occupazione a gran parte della popolazione non rurale si affiancavano, ancor prima della rivoluzione francese, leggi all’avanguardia: alcune di esse, per esempio, oltre all’istruzione obbligatoria per tutti, disponevano che la corona si facesse carico di case e arredi per i giovani sposi e le donne non solo erano libere di sposarsi per amore senza l’obbligo della dote, ma avevano anche diritto d’usufrutto in caso di vedovanza. Le migliori famiglie aristocratiche del Regno, inoltre, si prendevano cura di coloro che nella loro vita incontravano la sfortuna economica ospitandoli in un Palazzo, il gigantesco Real Albergo dei Poveri, costruito appunto per loro e la cui architettura ci appare come una Reggia - a sottolineare ancora una volta l’identità tra governati e governanti in un gioco dove tutti erano chiamati a partecipare, nessuno escluso, e dove chi incontrava la sfortuna economica non veniva anche inquadrato come emarginato.

La gran quantità di capolavori d’arte di raffinata bellezza generati dal genio di artisti di fama universale è la testimonianza più tangibile di quanto questa Città, con il più alto numero di riviste, teatri e conservatori, sia stata anche il centro di attrazione culturale d’Europa e del mondo di allora e, insieme a Pompei, meta irrinunciabile del Gran Tour. Gli artisti erano quasi coccolati, la gran parte delle case aristocratiche lasciavano loro le proprie soffitte ed essi ricambiavano generando quel patrimonio unico di inestimabile valore ammirato da tutto il mondo e che oggi arricchisce Chiese, Palazzi e Musei. Insomma un vero e proprio paradiso dove gli artisti, nel loro vivere di poco, vedevano intorno a sé una natura ricca e generosa che non lasciava troppo spazio alle ansie della fame.

Poggio Reale di pesca al Fusaro, anch’essa dello stesso architetto della Reggia di Caserta, Vanvitelli

Il bello della natura diveniva così fonte di altra ricchezza e non solo artistica, perché in questo magico equilibrio armonioso la gente figlia di questa terra non poteva non essere altrettanto generosa. Insomma un circolo virtuoso che attraverso la natura passa per la ricchezza economica e da questa finisce per rifiorire in altra ricchezza artistica, ma sopratutto umana e sociale. E poiché il percorso che qui sintetizziamo dura da millenni, il sedimento positivo nelle genti si è radicato in ciascuno a tal punto da divenire esse stesse richiamo di un benessere oggettivamente riconosciuto. La gente di questa Città è infatti sempre stata vista con dolce e affettuosa simpatia e considerata alle volte un po’ eccentrica, ma sicuramente piacevole. La vivacità dei giovanissimi che anima già con i loro occhi l’ambiente che li circonda senza lasciare scampo alla monotonia; la prontezza dell’umorismo su cui si stabiliscono addirittura dei rapporti di forza, a mo’ di gioco, in un esercizio continuo e senza fine; una carica di ottimismo nella vita che si avvita dentro ognuno di essi come un unico comune denominatore, fanno di questo popolo sicuramente uno dei più piacevoli e simpatici che si possa incontrare.

A questo punto sarà ben chiaro a tutti che stiamo parlando di Napoli e ogni lettore sicuramente si chiederà, basito di fronte al contrasto delle notizie che giungono da lì, dove tanta magnificenza si sia oggi smarrita e cosa vi è accaduto da allora.

Ciò che accadde fu che un bel giorno in quella Capitale quel popolo si accorse che il Re non c’era più e al suo posto ce n’era un altro. Ma il dolore fu scoprire che la propria Città non era più la Capitale ma una città di provincia come tante: tutto accadde per una volontà maturatasi al di fuori di quei confini che giunse imponendosi di fatto senza lasciare a quel popolo, abituato a sentirsi coinvolto e non emarginato, partecipazione alcuna. A tal proposito vale la pena ricordare ai tanti che lo ignorano che a Napoli, nella odierna San Lorenzo, aveva sede il primo Parlamento d’Europa.

Sedili di Napoli

In realtà, pur rimanendo i Palazzi Reali architettonicamente immutati, non si instaurò tra i “nuovi” Sovrani e i “nuovi” sudditi un rapporto di reciproca identità e questo determinò, nell’impossibilità di partecipare a quel nuovo corso della storia, un “morirsi dentro” di quelle genti fino al punto da negare e negarsi ogni ordine perché percepito come “imposto da fuori“. Così, mentre i vincitori scrivevano la “loro” storia, i Re sconfitti, le grandi famiglie aristocratiche del Regno insieme a più di 20 milioni di abitanti abbandonarono la propria terra, i propri ricchissimi Palazzi e le proprie ville, in uno degli esodi più giganteschi che la storia moderna ci ricordi. Alla fine nessuno rimase a guardia della memoria storica dei luoghi con grave perdita per tutti.

In definitiva “mentre la rivoluzione francese decapita i sovrani, qui fu decapitato un popolo intero” etichettato in una superficiale tattica di generalizzazione come “brigante” prima e “mafioso” oggi. Tirando le somme, “i vincitori” finirono per assomigliare a Napoleone dopo la “vittoriosa” conquista di Mosca.

Sala del Trono – Reggia di Caserta

Alla fine di tutto questo ragionamento è quasi superfluo chiedersi cosa sia successo a danno di tanta magnificenza. Una capitale come per noi oggi Londra o Parigi non può vivere se non in depressione un ruolo diverso da quello di capitale e questo è ciò che accadde a Napoli. Quando le ricchissime finanze del Regno divennero bottino di guerra e i nuclei produttivi (”le tante Malpensa” di oggi per intenderci) vennero dismessi, la profonda depressione sfogò inevitabilmente in quella gigantesca emigrazione. La fuga impoverì ulteriormente l’ex Capitale delle migliori energie, inaridì l’attrazione di talenti e intelletti da fuori e produsse in coloro che rimasero un profondo e inarrestabile “morirsi dentro“, per dirla alla spagnola un ” vivir desviviendose“, nel senso che se da un lato la assoluta bellezza continuava a spingere alla vita, dall’altro il contesto e quindi l’anima avvertivano un disagio inconsolabile, lo stesso che traspare anche da quei toni lamentosi di tante e talvolta poco artistiche canzoni che assomigliano un po’ al blues degli schiavi negri del nuovo continente e in netto contrasto con quelle precedenti e allegre ereditate dalla cultura ellenica.

Quella causa scatenante generò quindi in sequenza altri fallimenti. Senza dilungarci oltre in questa veloce analisi storica, in definitiva una classe dirigente valida oggi è totalmente scomparsa. Se ne è sostituita una nuova sempre meno preparata e, man mano che l’emigrazione procedeva inesorabile, sempre più improvvisata e quindi sempre più sensibile ed esposta a ogni tipo di “condizionamento” (si consenta questo eufemismo) di tanti, ormai troppi, pronti a sfruttare senza scrupoli.

Insomma, è mancato sempre più Amore per questa Terra e la sovrapposizione di problemi, non trovando una classe dirigente in grado di risolverli, sedimentandosi ha generato le conseguenze a cui assistiamo noi oggi da ogni parte del mondo, sbigottiti e impotenti.

Cosa fare, allora. Innanzitutto, tenendo in considerazione il grande arretrato accumulato nel corso del tempo, anche le scelte migliori produrranno i propri frutti nel lungo termine. Ma il punto di partenza da cui discende ogni giusta azione a vantaggio di questa Capitale, delle sue genti e dei suoi territori è, a mio avviso, l’Amore urgente che ciascuno di noi deve provare per essa.

In una democrazia l’amministrazione e il governo di un popolo appartengono a tutti, ma se gli stessi non si ritrovano in un patto sociale fondato sull’imprescindibile Amore per la propria Terra, alla fine sarà inutile aspettarsi che l’amministrazione che andranno a esprimere sia efficiente e vantaggiosa.

E’, questa, la condizione imprescindibile, il punto zero da cui partire; l’unico terreno dove poter vedere di nuovo fiorire primati; il nutrimento migliore per valorizzare i migliori talenti e l’antidoto più efficace per neutralizzare i peggiori; la premessa dove ritrovare la serenità di un popolo; l’unico baluardo contro chi si presenta in contrasto con gli interessi di questa Capitale; l’unica condizione da cui possa rifiorire quella seduzione che animava quel flusso culturale e intellettuale da ogni dove.

Allora nell’ammirare la magnificenza della Reggia più maestosa d’Europa o la raffinata eleganza del chiostro maiolicato di Santa Chiara c’è da chiedersi quale contributo ciascuno di noi possa dare.

Nel proprio piccolo, se ciascuno di noi dedicasse con il cuore una sola ora a questa Capitale già si sarebbe ottenuto un primo enorme contributo immediato. Facciamo conoscere questi luoghi: organizziamo per una volta, anziché in Madagascar o in Messico, una bella vacanza in barca a vela tra le perle di Ischia, Procida, Capri, Sorrento, Amalfi, Pompei; tuffiamoci in un tour tra i plurimillenari decumani lasciandoci cullare dalla storia e dai ricchi e unici capolavori d’arte e architettura; regaliamoci una visita negli incredibili scavi di Pompei ed Ercolano; troviamo il coraggio di superare i luoghi comuni e decidere di trasformarci in sentinelle trovandoci, addirittura, una casa in Napoli o lungo le sue meravigliose coste.

Se questo può sembrare poca cosa, in realtà nel suo complesso, nella somma delle nostre singole iniziative diviene un contributo gigantesco per quei territori oltre che per il nostro benessere, un “diluvio d’Amore” che, in questa coincidenza di intenti e di reciproci vantaggi, disegni la strada da seguire, guida nelle scelte più opportune, spazzando via tutto il superfluo.

Se anche gli imprenditori aderissero all’invito mostrando più coraggio nel riscoprire Napoli come una risorsa - e non più come una terra di conquista per le sue sterminate ricchezze, piantate nel cuore del Mediterraneo, oltre che per una enorme quantità di giovane manodopera - all’Europa e all’Italia non resterebbe che il compito amministrativo insostituibile di garantire infrastrutture moderne ed efficienti.

A tutti quindi un invito, ma ai Napoletani in particolare e alle genti di quell’antico Regno aggiungerei l’imperativo a irrobustire, da ogni parte del mondo, l’orgoglio di sentirsi appartenenti a un glorioso passato; il dovere quindi di conoscere e di far conoscere la Città non attraverso la sua superficiale immagine folcloristica o le stereotipate canzonette, ma attraverso il consolidamento e la cura della propria memoria storica e quindi dei monumenti e dei luoghi per i quali tanti sacrificarono addirittura la propria vita; rivendicando a sé il diritto di monitorare gli eventi locali seguendoli anche dall’estero come tanti angeli custodi, se non addirittura partecipandovi direttamente in prima persona. I mali gravissimi di questa meravigliosa Capitale si scioglieranno come neve al sole sorprendendo tutti, ancora una volta, con le sue incredibili capacità di recupero.

Poiché questo articolo è stato scritto durante i giorni della Santa Pasqua 2008, sarebbe bello associare questa Capitale, a mo’ di augurio, all’immagine della Resurrezione.

Appuntamento a tutti quindi nella più bella Città del mondo, Napoli.