Un giovane poeta, la mente e la curva
Di Guicciardo Sassoli de Bianchi • 17 Mag 2008 • Categoria: Letteratura, Pubblicazioni • 4 CommentiChi legge ancora la poesia? Chi conosce i nuovi poeti? La poesia dimora in un palazzo
barocco nella soffitta della memoria, dimenticata, raramente visitata in attesa che Tancredi e
Angelica ispirati non decidano di riscoprirne le stanze dove rincorrersi, ritrovando tesori d’arte, eredità di una vecchia zia nemmeno tanto simpatica: la scuola.
Dopo gli anni della giovinezza, pochi rispolverano le letture di quella che dovrebbe essere una delle forme d’arte più elevate. La poesia, ‘ruscello di profumi e pensieri,insieme ribelli e servili ad un tempo’ pare che viva una stagione di diffuso disinteresse, fra lettori interessati ad altri generi letterari oppure paghi dei grandi poeti del passato. Esistono ancora i poeti? Ci si chiede; come se l’Italia degli ultimi decenni, dopo Quasimodo, Palazzeschi, Montale, Pasolini e Luzi non abbia più dato i natali alla rara pianta del poeta.
In realtà molte sono le nuove pubblicazioni ma sempre pochi i lettori, forse intimoriti dalla selva di pseudopoeti che abitano la letteratura italiana contemporanea.
Fra le ‘nuove poesie’ segnaliamo quella di un giovane poeta alla sua prima pubblicazione,
Saul Andreetti con ‘La mente e la curva’ , Manni editori presentazione di Gianni Scalia.
La poesia mette il critico di fronte ad un’alternativa: o parlare di tutto tranne che di poesia
o non parlare di nulla se parla solo di poesia; lasciamo che la poesia si presenti da se sfogliando
qualche pagina de ‘La mente e la curva’:
.
Un fiume non è la poesia
per me, ma un ruscello
di profumi e pensieri, insieme
ribelli e servili ad un tempo.
La vita è ciò che mi spreme
le membra, questo è il bello
del Tempo che divoratore non è,
nel senso che le mie teme
son altre, e d’amor non favello
e non so quali siano i perché.
Solamente posso affermare
che il poeta è la montagna
incantata dalla quale il ruscello
le armonie dello spirito bagna
d’amore, e il suo mare
di luce e tenebra e bello
è sentire divino in quel mentre.
(15 marzo 1999)
.
Nel sogno le stelle per te
forse si facevan fugaci
e la barca era il perché
di cose che ora tu taci,
ricordo che per istanti
quelle stelle avevan definizione
di noi, tali specchi calanti
sapevano la nostra passione,
ma ora diversi, lontani
non sappiamo il perché
la barca è alla deriva
ed in questo un senso non c’è.
(Agosto 1999)
.
Metamorfosi lucenti e verbose
nella mia oscura poesia altera
non son altro che cose
leggere per te si leggera,
o mia fata di tremolante tristezza
d’azzurro, perché non può la Natura
afferrarti? Tu che la brezza
profumata domini con la tua pura
regale e intensa bellezza
sai fuggirla e beata
ti compiaci se Essa
ama farsi così comandare…
Ma tu che la stessa
forza di Quella conosci
farai di me un umile e santo
con ciò che sei? E l’altezza
mia sarà solo tuo vanto?
Saran la tua immagine o le snelle
tue movenze di fuoco notturno
a incantarmi e a rendere belle
le cose di cui son taciturno?
(Non ho l’ingegno per dare
risposta a quesiti che sono
la stessa cosa col suono
di te che mi fa sognare)
(Giugno 1999)
.
In Morte di Fiorella Severi
La vita e la morte si fanno
vive in questo morire presente
ché morta è la vita e tagliente
quella è, e di morte m’affanno.
Sicchè quella Vita che hanno
di morte insignita è l’assente
morte di vita che niente
è nel suo morir e nel suo danno.
Ché essendo di vita la morte
io dico ora che vita
non muore se morto è l’oblio
della non-vita ché vita
può essere solo se morta
è la morte di questo vivo mio oblio.
(Marzo 2001)

Guicciardo Sassoli de Bianchi Tornato a Bologna dopo anni di viaggi, stanco di ballare il Rock a Saigon, di studiare arte precolombiana sulle Ande, annoiato dall’Opera mediocre di Berlino, rincuorato dagli squali martello in Sudan, ormai sfiancato da una sessantina di voli presi nell’ultimo anno si dedica ora a nuovi esperimenti culturali ‘sedentari’. In che modo? Organizzando in casa serate di poesia, teatro e lirica dove il nostro Guicciardo ‘obbliga’ i suoi ospiti a partecipare attivamente proponendo loro di recitare o cantare (prova voce in separata sede) per invogliare a conoscere le cose belle. In caso contrario il padrone di casa (tenore) e i suoi ospiti artisti di passaggio, dal baritono giapponese al poeta italo-inglese pensano alla serata. In questi microcosmi nascono passioni impreviste, inaspettate capacità di recitazione da parte dei nuovi attori della serata, smascherate tendenze al bel canto che un’atmosfera calda ed amichevole aiutano a svelare e forse a mai più abbandonare. E il lavoro? Guicciardo è uno storico che commercia in gas; sul lavoro non aggiunge altro “c’est tout, ce n’est que de l’argentâ€.
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E credo che una buona domanda sia anche se esistano i lettori dei poeti (chi ha piu’ tempo…per leggere, sentire, percepire??), che cantano con valore universale i sentimenti, le sensazioni, la vita, i valori e le esperienze, amare, dolci, ma vissute e reali. Ecco mi pare che Saul si ispiri nella sua poesia proprio alla sua vita, vissuta, intensa, sensata ed insensata, dolorosa e felice, folle invadente geniale di giovane gia’ forgiato su amarissime esperienze eppure ossequiso e accondiscendente alla musa Calliope, suo quasi unico refrigerio ed evasione. Ed in parte noi tutti possiamo ritrovarci la’, pur con le nostre diverse esperienze, nei suoi versi, nei suoi lamenti, nei suoi contorcimenti, nelle sue felicita’. E quell’armonia segreta che Saul sa tanto bene fare sentire nella tecnica poetica ci rallegra anche se l’argomento e’ un po’ lontano da noi, un po’ triste, un po’ contorto.
Saul è una persona speciale, una persona che rimane nel cuore, anche se infranto. La sua poesia è eterna ed è un piccolo tesoro per chi lo ha amato ma non ha potuto gareggiare con la più grande delle rivali, con colei che lo spinge in una ed una sola direzione. Non una donna, ma la donna in assoluto. Non un amore, ma l’amore in assoluto. Non una passione, ma la passione in assoluto. La voglia che ha Saul di assolutizzare la sua vita lo spinge come una forza motrice verso una sola direzione: la Poesia.
Gli auguro tutto il bene.
Le poesie di Saul sono come un fulmine a ciel sereno!
In un’epoca patologicamente antipoetica come è la nostra, il suo libro segna il ritorno della vera poesia e insieme la conquista di nuovi territori. Saul, con la sua arte, dimostra come si possa essere poeti oggi, uscendo dall’impasse in cui si sono infilati – complici la decadenza culturale e le mode – e i creatori e i fruitori di poesia (se-dicenti poeti e lettori): l’equivoco per cui ormai non possa esservi poesia altro che in disarmonie, dissonanze, nonsensi, divertissement dissacranti, avanguardismo fine a se stesso, lasciando alla generazione dei nostri padri e dei nostri nonni il ritmo, l’armonia, il bello e l’ineffabile. Saul invece non teme di cantare l’assoluto e lo realizza in perfetto e originalissimo accordo di forma (forma che nei suoi versi si fa sostanza) e contenuto.
Non mi vergogno a dire – e non è un’esagerazione – che “La mente e la curva” ha in qualche modo cambiato la mia vita.
“Questi fu quel Dante, che a’ nostri seculi fu conceduto di speziale grazia da Dio; questi fu quel Dante, il qual primo doveva al ritorno delle Muse, sbandite d’Italia, aprir la via. Per costui la morta poesì meritatamente si può dir suscitata.â€
Giovanni Boccaccio (Trattatello in laude di Dante)
Adoro le poesie di Saul!
Le ho trovate per caso in un indolente giretto in libreria di un pigro martedì pomeriggio e nelle sue pagine ho visto una luce di stelle lucenti nell’ombra..