La famiglia di oggi, è diversa, è cambiata ed appare felice. Il più delle volte è, infatti, un gruppo disordinato e scoordinato di individui che si nascondono dietro una maschera. Sembrerebbe non avere più senso cercare di risolvere le diatribe familiari quando la soluzione più agevole è mollare tutto e subito. Non ci possiamo permettere di perdere tempo.
Eh si! Perché no?! Alla fine va anche di moda, ed è una bella esperienza sposarsi: una bella festa, uno splendido vestito, tanti invitati, bei regali, il viaggio di nozze…Due anellini…
Tanto se ci dovessero essere delle piccole incomprensioni, ognuno per la sua strada.
Quanto può valere quella promessa di fronte all’altare se non si va d’accordo? La nostra felicità prima di tutto. È così semplice! E i bambini? Che problema c’è?! Un po’ per uno non fa male a nessuno. È così che dice il proverbio.
-Sai? Mamma e Papà si vogliono ancora bene ma non vanno più d’accordo, così hanno deciso di vivere separati e tu avrai: due case, due natali, due compleanni, due pasque e tanti tanti regali.
Questa è la migliore delle ipotesi, quando siamo tutti d’accordo ed abbiamo un bel “rapporto civile”.

Dunque, così si volta pagina. Però ora è quasi d’obbligo rifarsi una vita, troppo strano chi rimane da solo e va avanti con coraggio per amore dei propri figli. È necessario un compagno a cui appoggiarsi, magari anche lui con la nostra stessa storia, con alle spalle un matrimonio finito per le troppe divergenze, per la situazione difficile e pesante. È meglio così per tutti.
No! Nessun problema! I bambini l’hanno presa bene! Hanno compreso.
Ormai è qualche anno che ci frequentiamo, perché non andare a convivere? I nostri bambini si sono conosciuti, giocano insieme e si divertono, non avranno problemi a condividere la stessa casa come fratelli; proprio come una famiglia, o per meglio dire “ la classica famiglia allargata” che i tempi moderni spacciano per microcosmo felice.
I bambini sono sereni, perché basta che giocano e sono contenti…Questo è il sentore nella società di oggi. Ma sarà questa la vera felicità?

Se papà e mamma non stanno più bene insieme si separano ed ognuno di loro trova un altro partner, magari anche lui separato con figli al seguito, con cui inizierà una convivenza “bellissima” che nel classico matrimonio sembra impossibile; ci saranno fratelli e fratellastri, sorelle e sorellastre, due mamme e due papà. Infatti per il mondo non c’è convenienza alcuna nello scegliersi un unico partner per tutta la vita e giurargli fedeltà eterna, magari anche dinanzi a Dio, e con questo invecchiare, vivere insieme giorno dopo giorno, sopportarne le pesantezze e gli stadi umorali. Perché vedere il proprio coniuge che invecchia quando, invece, la vita sembra offrirti mille accattivanti occasioni?

Tutto molto facile. Un bambino di nove anni, a cui basta giocare per essere felice, non avrà alcuna difficoltà a spiegare la situazione che vive a i suoi coetanei, perché è normale. Se non si sta più bene insieme, evidentemente il matrimonio è stato un errore e non vi è difficoltà a rimediare.

Al giorno d’oggi è la “famiglia allargata” ad essere la protagonista, e si dimostra così “splendida” e “felice”, ma dietro questa denominazione si nasconde qualcosa di ben lontano dalla famiglia classica, che ormai “suona” strana insieme ad altre parole come: un solo matrimonio, tre figli o più e coniugi, che pur avendo punti di vista diversi, vanno avanti cercando di utilizzare una “bilancia” per trovare un compromesso.

L’ipotesi più sofferta è quando mamma e papà utilizzano come armi di battaglia le loro creature. Il tribunale come terreno su cui battersi a tutti costi per ottenere ragione tra giudici, avvocati ed ancor peggio tra psicologi infantili che sono lì solo per cogliere “the best interest of the child” attraverso i loro disegni, le loro parole e talvolta con domande tendenziose come: “ti ha tirato forte i capelli mamma per fare queste bellissime trecce?” Il bambino dovrà così scegliere di fronte ad un bivio: da una parte mamma e dall’altra papà. La sua mente piena di interrogativi come il perché non si possa stare tutti insieme e il perché gli vengano fatte tutte quelle domande quasi come un’interrogazione.

Gli anni passano e nel frattempo il bambino continua a giocare, sorridendo se si diverte, ma nell’animo scivolano lentamente: sgomento di ciò che non comprende e di quello che sarà di lui…cresce così, prima degli altri… la sua infanzia “strappata” con la forza.
La causa è finita e il giudice ha deciso. Ancora, continuerà a giocare perché è un bambino e i bambini giocano, è attraverso i giochi riescono ad elaborare i dolori, soffrirà silenzioso quando andrà a casa del suo amichetto che avrà: solo fratelli, una sola mamma, un solo papà, un solo Natale, una sola Pasqua, un solo compleanno, una sola piccola famiglia piena d’amore.
Dovrà vivere come normale una situazione che viene considerata così, ma che non lo è. Si sedimenterà in lui un modello familiare “anomalo”, e ciò che lo ha ferito passerà con il tempo, non farà più male, ma rimarranno evidenti le cicatrici a richiamare la memoria.
Un domani, adulto, non potrà lamentarsi della mancanza di qualcosa. Ha avuto tutto: il gioco nuovo, il motorino più figo e la decappottabile al suo diciottesimo compleanno ma rimpiangerà una sola “piccola cosa”… Un unico tetto sulla sua naturale famiglia…che rimarrà un sogno.