Pat Garret & Billy the Kid

Di Filippo Chiesa • 29 Lug 2008 • Categoria: Altre segnalazioni • Nessun commento

Sam Peckinpah (1973)

“Pat Garret & Billy the Kid” di Sam Peckinpah è un film bello e commovente, che racconta la fine di un’epoca. Il film dipinge non solo la fine del West come mondo in cui le leggi hanno poco valore e il viaggio continuo è lo stile di vita predominante, ma ancor di più la fine dell’idea del West, la fine del romanticismo che accompagnava l’avanzare della frontiera.

All’inizio del film Pat Garret, l’ex-bandito diventato sceriffo, dice a Billy the Kid, che era stato suo compagno di rapine e avventure: “Times are changing, Billy”. Nella risposta di the Kid è racchiusa l’essenza stessa del film: “Times may be. I ain’t”.

Billy è un eroe romantico tradizionale, che vive seguendo gli ideali di un mondo che non c’è più. Le stupende musiche di Bob Dylan – che interpreta anche con successo una parte nel film – accompagnano la sua fuga da Pat Garret, che ha il compito di arrestarlo. “Billy, you are so far away from home” dice la serenata folk di Dylan. Ma la casa di Billy non è materiale. Billy è un nomade in continuo spostamento, la cui unica casa è un ideale di vita comune con i suoi amici e la sua donna. E tuttavia Billy è di un romanticismo consapevole, privo di ingenuità. In una delle scene più cariche di significato del film, Billy affronta in duello un ex-criminale dall’occhio guercio, che Pat Garret ha assoldato come suo vice. Schiena contro schiena, i due stanchi cow-boys concordano di contare dieci passi prima di voltarsi e sparare. Billy è del tutto consapevole dell’evanescenza di ogni ideale di lealtà in un mondo corrotto e in declino, e non comincia neppure a camminare. Sarà proprio il vice-sceriffo guercio a provare che Billy aveva ragione, voltandosi dopo solo otto dei dieci passi concordati con l’intenzione di fregare the Kid, al quale, giratosi sin dall’inizio, non resta altro che trapassare l’avversario.

Anche Billy quindi sa che i tempi stanno cambiando, e quando può e la necessità lo impone si sa adattare alle mutate circostanze. Ma per la maggior parte del film Billy rimane aggrappato ad un amore romantico per un mondo che non c’è più. Per una donna che ha perso ormai speranza di rivederlo dopo ogni sua partenza. Per la sua casa, luogo dell’anima più che materiale, decantata da Dylan. Un amore vano. Una casa effimera. Che però, grazie al film di Peckinpah, resterà immortale, a differenza della tranquilla e spaziosa abitazione che Garret potrà comprarsi forte della sua nuova posizione di sceriffo.

Filippo Chiesa

Filippo Chiesa Filippo Chiesa si trova a Washignton D.C., ne bel mezzo di una crisi finanziaria e di una campagna elettorale: trovare il tempo per studiare alla School of Advanced International Studies della Johns Hopkins è sempre più difficile, ma la vita insegna a godersi più cose allo stesso tempo. Filippo ha vissuto a Bologna, Dublino, Genova, Roma e Torino prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Eppure, in fondo all’anima, rimane un cittadino di Ciavai, una piacevole cittadina medievale affacciata sul Golfo del Tigullio. Va bene viaggiare, ma il viaggio è un’odissea che prepara il ritorno a casa.
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